Parliamo sempre di logistica, ma raramente ci soffermiamo su un altro tema, che è forse più importante: “il logistico”. La persona che lavora nella logistica, che studi ha fatto, da dove ha cominciato, che cosa fa praticamente, come si è evoluta la sua carriera, che prospettive ha, che consigli può dare ai più giovani. E questo argomento può essere anche inquadrato nel discorso più ampio delle professioni intellettuali, come sono riconosciute oggi.
Possiamo dire che l’energia vitale dell’impresa è data proprio dalle professioni, e che tra queste sono moltissime le nuove, quali appunto quella del logistico (ma poi ci può essere l’esperto di marketing, il consulente di management, l’informatico, il pubblicitario, e così via). Nuove professioni che si intrecciano con quelle tradizionali di ingegnere, commercialista o avvocato, e che ci fanno vedere l’impresa oggi secondo un nuovo modello: l’impresa della conoscenza, un network di professioni. E il successo dell’impresa dipende anche in forte misura dalla capacità di intrecciare le diverse professioni.
Dopo questa premessa torniamo a parlare della professione del logistico, che è proprio una tra le nuove professioni, ma che ormai è largamente diffusa e affermata.
La funzione logistica, un breve cenno sulla sua nascita e sulla sua evoluzione
Abbiamo appena detto che la logistica è una funzione giovane: solo negli anni ‘60 del secolo scorso, perciò circa 50 anni fa, si era cominciato a parlare di distribuzione fisica perché si era compresa la convenienza di riunire sotto una unica responsabilità sia le operazioni di immagazzinamento che quelle relative al trasporto, fino alla consegna al cliente; solo all’inizio degli anni ’70 troviamo nell’organizzazione di varie aziende la funzione logistica come l’intendiamo oggi. Sappiamo tutti che le singole funzioni della logistica, proprio quelle classiche degli immagazzinamenti, dei trasporti o della gestione delle scorte, sono funzioni vecchie come la civiltà umana: la novità è stata quella di dire che tutto il ciclo logistico deve essere gestito in maniera integrata, superando le classiche organizzazioni funzionali.
Negli ultimi decenni del secolo scorso si sono sempre più diffusi i concetti logistici, e analogamente l’introduzione di una funzione logistica in un sempre maggiore numero di aziende. Negli anni ’70 i giapponesi introducono nell’industria automobilistica i principi del Just-in-Time, con la produzione che ora è tirata e con una grande attenzione verso la riduzione delle scorte e verso l’integrazione con i fornitori; questi principi si diffonderanno tra noi nei due decenni successivi, ad esempio con l’iniziativa ECR nel settore dei beni di consumo o con l’introduzione del lean manufacturing nelle aziende produttive. Intanto sono sempre più di attualità i fornitori di servizi di distribuzione e molte aziende trovano conveniente l’affidamento a terzi di tutta la parte operativa della logistica, con l’obiettivo finale di rendere meno pesante la gestione aziendale.
Non dimentichiamo infine che l’evoluzione della logistica è stata strettamente legata all’evoluzione dei sistemi informativi e di quelli di comunicazione. Infine notiamo la sempre maggiore sensibilità ai problemi ecologici, in particolare con riferimento al problema degli imballi (che poi finiscono a rifiuto) e a quello dei trasporti (che causano intasamenti piuttosto che emissioni nell’atmosfera). Le tendenze di oggi, in Italia come negli altri paesi, vanno verso una migliore organizzazione e verso la capacità di gestire sistemi su scala mondiale, poi verso una maggiore integrazione con clienti e fornitori, sistemi di immagazzinamento più evoluti, sistemi informativi più efficienti; indispensabile sempre una grande attenzione al servizio al cliente.
L’insegnamento della logistica
Ma come si prepara per la sua professione il futuro logistico?
Rifacendo un po’ di storia, è soprattutto nelle università inglesi e americane che troviamo i primi corsi di distribuzione fisica e poi di logistica (anni ’60 e ’70), mentre in Italia la situazione è completamente diversa, la conoscenza della logistica viene portata avanti dai professionisti che lavorano nelle aziende o nelle società di consulenza, quelli che gli inglesi chiamano practitioneeers; solo nel 1985 inizia un insegnamento di logistica presso il Politecnico di Milano ma poi rapidamente in tutte le scuole di ingegneria e nelle facoltà di economia si insegnerà la nostra materia, mentre vi saranno anche corsi relativi ai singoli settori della logistica, per esempio di trasporti o di gestione scorte o di magazzini. Abbiamo poi i master, dove per tre o sei mesi si parla in aula di logistica, poi si fa uno stage in azienda, e a questo punto la preparazione è veramente completa.
Ma ricominciamo da capo: che cosa deve veramente sapere, quali conoscenze deve avere la persona che entra nel settore logistico? Per quanto detto sopra, se è un laureato in ingegneria o in materie economiche, un corso di logistica lo avrà fatto e sarà pertanto padrone dei fondamenti della materia; potrà approfondire i singoli settori frequentando corsi specializzati anche brevi quali sono offerti da varie organizzazioni. Un po’ di informatica e un po’ di matematica non fanno male. Se poi ha anche frequentato un master, come sopra detto, vorremmo dire che è quasi un po’ sovradimensionato rispetto a quelle che saranno le prime prospettive di lavoro e i problemi pratici che dovrà a affrontare.
Se infatti non va a lavorare nell’ufficio studi di un grosso 3PL internazionale, vediamo il giovane logistico che ad esempio si troverà a gestire un magazzino o una funzione di distribuzione. Dovrà gestire una decina o una ventina di persone, conoscendo un sacco di teorie ma senza che nessuno gli abbia insegnato qualcosa sui rapporti interpersonali o su quelli sindacali, e qualche volta potrà avere qualche momento di crisi. Oppure a un certo momento si verrà a trovare con una modesta disponibilità di palette vuote, necessarie per immagazzinare il prodotto versato in continuità dalla produzione, e il problema centrale della giornata, da risolvere immediatamente se vuole sopravvivere, si ridurrà a quello di saperle cercare presso i depositi o i clienti che ritardano la restituzione! Non è necessario comunque che sia sempre un laureato perché molte cose si imparano dalla pratica e si possono meglio approfondire frequentando brevi corsi, come già detto; però saranno importantissimi gli scambi di idee sia con colleghi che lavorano nello stesso settore merceologico che con quelli che riportano esperienze di altri settori, la partecipazione a convegni e seminari e in genere alle attività delle associazioni culturali del settore. Nessun problema di testi di logistica, ne trova quanti ne vuole. Da notare che inesorabilmente una grossa criticità nella gestione sta diventando il settore del trasporto: il prezzo del gasolio subisce alti e bassi, di infrastrutture se ne costruiscono poche mentre quelle esistenti sono sempre più intasate, il costo del solo trasporto per molte aziende rappresenta largamente più della metà dei costi complessivi della logistica, e gli sforzi per ridurlo risultano molto difficili.
Le possibilità di lavoro nel settore logistico
Dovremmo cominciare con il dire che le possibilità di lavoro nel nostro settore sono piuttosto numerose e variegate. Tanto per iniziare, vediamo che il nostro professionista potrà lavorare in un’azienda produttiva ovvero in una azienda commerciale o della grande distribuzione, e in queste aziende potrà avere la responsabilità della gestione di un settore della logistica, per esempio il magazzino, la gestione delle scorte o i trasporti, o più avanti nella carriera la responsabilità completa della funzione. L’altro settore nel quale potrà trovare impiego è quello delle aziende che forniscono servizi alla logistica, e perciò nelle aziende di trasporto ovvero anche presso un operatore logistico, quale quelli che forniscono servizi completi di distribuzione. E non è da dimenticare il settore della consulenza.
Le diverse esperienze si possono anche incrociare, andando incontro a interessanti sviluppi della carriera. Supponiamo infatti che il nostro professionista, dopo aver lavorato per alcuni anni appunto in una azienda produttiva o distributiva, passi a un’azienda di trasporto o a una che fornisce servizi per la logistica. Avrà allora il vantaggio di conoscere in maniera molto dettagliata quali sono le necessità e il modo di ragionare di quelli che adesso stanno diventando i suoi nuovi clienti. Ma può succedere anche il viceversa, che cioè si trovi a passare da un’azienda che forniva servizi a un’altra che ne era cliente, e allora sa sicuramente come muoversi nel mondo dei fornitori. In entrambi i casi le esperienze precedentemente accumulate si riveleranno veramente preziose. Discorso analogo infine per quanto riguarda il settore della consulenza: troviamo molti casi di consulenti che sono diventati poi operativi in aziende produttive, o viceversa di professionisti con esperienze in aziende produttive che sono passati nel campo della consulenza.
Un secondo discorso è invece quello relativo al tipo di business nel quale opera l’azienda del nostro professionista. Ci si chiede: si deve sempre rimanere in aziende dello stesso settore merceologico, ovvero è possibile, nello sviluppo della carriera, passare a occuparsi di logistica in aziende di settori merceologici completamente diversi? La risposta ce la fornisce l’esperienza pratica. Troviamo infatti molti professionisti che sono passati, nel cambiare azienda, da un settore all’altro con la massima facilità, ma conviene vedere più in dettaglio questi problemi.
Dobbiamo tanto per cominciare dire che non è necessario che il logistico conosca a fondo i processi di produzione dell’azienda, questi sono monopolio degli specialisti: troveremo infatti in una raffineria esperti chimici che faranno funzionare gli impianti di raffinazione, in una industria alimentare vi saranno specialisti della produzione della pasta piuttosto che dei biscotti, e analogamente grossi specialisti del settore in una azienda elettronica. Quando il nostro logistico arriva in una nuova azienda, gli sarà sufficiente una conoscenza approssimata della produzione, quella che potrà permettergli poi di gestirne la programmazione, mentre dovrà invece imparare a conoscere bene il mercato dell’approvvigionamento e i fornitori, e sull’altro versante il ciclo della distribuzione dei prodotti finiti e le esigenze dei clienti. Fondamentale capire quale servizio viene richiesto. Se poi dovrà lavorare a stretto contatto con fornitori e/o clienti in un sistema di supply chain management, a maggior ragione ne dovrà conoscere le caratteristiche operative. Nella pratica, ripetiamo che abbiamo visto molti logistici fare carriera lavorando in tempi successivi in settori merceologici assolutamente diversi, passando dai farmaceutici agli alimentari, dai chimici alla grande distribuzione: questo vuol dire che pochi mesi nella nuova azienda sono sufficienti per imparare quanto attiene alla nuova merceologia, mentre quelli che occorre avere ben chiari sono i principi della gestione logistica, che poi con certi adattamenti si possono applicare dappertutto!
Non si può perciò che concludere che la professione del logistico offre numerose e diversificate possibilità di impiego, in svariati tipi di aziende.
Tutto quanto sopra detto viene confermato se intervistiamo vari logistici di successo. Possiamo trovare esempi di vari iter di sviluppo professionale, per esempio ne vediamo uno che è rimasto sempre nella stessa azienda, assumendo però responsabilità sempre crescenti. Ha iniziato per qualche anno come responsabile del magazzino, poi si è occupato di distribuzione; successivamente per un altro periodo è stato responsabile della produzione, quindi, dopo una quindicina di anni di esperienze diverse, ha assunto la responsabilità di tutta la funzione logistica, evidentemente a questo punto la preparazione e l’esperienza erano complete. Un’altro ha seguito analoghe vicende, solo che nel primo periodo lavorava in una prima azienda, nel secondo è passato in una seconda, e infine è divenuto responsabile della logistica di un’altra azienda ancora. Si tratta sempre di esperienze complete. In altri casi troviamo professionisti che hanno lavorato per alcuni anni nella consulenza mentre poi sono diventati i responsabili della logistica in una delle aziende nelle quali avevano lavorato come consulenti, ma analogamente troviamo anche numerosi esempi di professionisti che, dopo esperienze di lavoro presso aziende produttrici o distributrici, sono passati a esplicare la loro attività in aziende fornitrici di servizi, o viceversa.
Possono essere ancora più interessanti le esperienze nelle aziende multinazionali, dove talora si susseguono periodi di lavoro di tre - quattro anni in consociate poste in paesi diversi, ottenendo così visioni sempre più ampie della molteplicità dei problemi logistici.
Le caratteristiche personali
Per cominciare, conviene ricordare che la figura del logistico risale ai tempi nei quali si è vista la convenienza di avere un unico responsabile dell’operatività aziendale, che veniva inserito per così dire in maniera trasversale tra le classiche funzioni dell’approvvigionamento, della produzione e del marketing. Ovviamente conferendogli, da parte della direzione aziendale, l’autorità necessaria. Per una persona di questo genere risulta allora fondamentale la capacità di relazione, l’attitudine alla collaborazione e la capacità di conciliare le esigenze, anche in parte conflittuali, di funzioni diverse, senza però perdere di vista la necessità di mantenere un coordinamento centralizzato dell’operatività. Caratteristiche di questo genere sono ancor più necessarie nei casi nei quali ci si trova a gestire una supply chain integrata con i fornitori e/o con i clienti, perché allora si devono saper mantenere dei rapporti operativi corretti non solo con funzioni della propria azienda, ma anche con aziende esterne. Possiamo dire che per svolgere correttamente attività di questo genere è necessario avere un carattere forte, ma agire con un guanto di velluto. Ovviamente è necessario un grande spirito organizzativo e di coordinamento, visto che spesso è necessario provvedere alla gestione di strutture anche molto decentrate e geograficamente lontane, e inoltre occorre una grande capacità a lavorare in gruppo. Indispensabile una forte motivazione al servizio al cliente, perché in questo caso se ne è responsabili in prima persona: di conseguenza occorre una buona capacità di contatto con il mercato, registrando i feed-back delle proprie attività, e analogamente una buona capacità nel cogliere le tendenze e le nuove necessità. Decisiva infine la capacità di sapersi mantenere aggiornati in una settore che è in continuo cambiamento.
L’associazione che per prima ha rappresentato in Italia i professionisti della logistica è l’AILOG, Associazione Italiana di Logistica e di Supply Chain Management, costituita nel 1978, oltre trenta anni fa. Erano allora gli anni nei quali i concetti della logistica erano in fase di maturazione mentre la cultura logistica si stava diffondendo; inoltre, visto che non vi erano ancora insegnamenti universitari di logistica, per vari anni è stata proprio l’associazione a diffondere la cultura specialistica nel nostro paese. Dopo pochi anni ci si ritrova a livello europeo, in una dozzina di Associazioni dei vari paesi dell’Europa, e si forma la Federazione delle Associazioni di logistica, l’ELA, European Logistics Association, con sede a Bruxelles: l’ELA agisce come interlocutore con la Comunità Europea e organizza essa pure varie manifestazioni. Ecco che così ci si conosce a livello internazionale e si possono scambiare esperienze e attività.
Molti non conoscono quella che è la struttura e il modo di operare di una associazione culturale, ma è facile descriverlo. La si può assimilare a una piccola impresa, e infatti ritroviamo in piccolo tutti i problemi organizzativi di un’azienda, come quelli del marketing o quelli amministrativi: se vogliamo arrivare a una buona gestione di questa piccola azienda è necessario che i componenti del consiglio direttivo che ne sono responsabili esercitino all’interno della stessa lo stesso spirito imprenditoriale di una grande azienda, stando molto attenti tra l’altro agli aspetti amministrativi e finanziari.
Fatte queste premesse potremmo domandarci: ma il professionista della logistica, del quale sinora abbiamo seguito la formazione, le possibilità di lavoro e di sviluppo della carriera, quando comincia a interessarsi a una associazione, a frequentarne le riunioni, o i seminari, o le giornate di studio, o i corsi di formazione; quale ritorno ha del tempo che ci dedica (e anche del poco denaro che può impiegarci)? Ci sembra di poter rispondere a questo interrogativo dicendo che risulta veramente importante lo scambio delle esperienze con le altre persone che sono nella stessa professione: possono essere colleghi che operano sempre nel nostro settore come altri che lavorano in settori diversi: in ogni caso impareremo cose nuove e potremo trovare molti spunti di miglioramento da portare nella nostra azienda. Potremo incontrare i rappresentanti di fornitori, già operanti con noi o soltanto potenziali, e sarà più agevole parlare con gli stessi in un ambiente neutro piuttosto che in sede di una impegnativa trattativa economica. Non è tempo perso quello che viene dedicato alla vita di una associazione, perché il ritorno è un arricchimento culturale. E se poi ci appassioneremo e vorremo dedicarci a seguire la amministrazione di una (se pur piccola) associazione, la troveremo anche una attività fortemente motivante.
Per finire questo breve discorso sulla attività delle associazioni culturali, osserviamo che qualche volta desta meraviglia il contrasto evidente che c’è tra la esiguità della loro organizzazione, da un lato, messo in contrapposizione alla capacità di saper mettere a discutere attorno allo stesso tavolo i migliori specialisti di un paese, in relazione appunto a un particolare settore di attività
Il logistico - (di Giovanbattista Marini, 30-07-2009) tratto da www.logisticamanagement.it